Via Irene, 300 m, VIII-

Nuova via sulla Prima Pala di San Lucano

17 ottobre 2018
Santiago Padrós presenta la Via Irene, un nuovo itinerario sulla Prima Pala di San Lucano.

Racconta Santi Padrós:

È curioso il messaggio che mi arriva da Diego Toigo! "Hola Santi, que tal? Tendrias ganas de escalar conmigo una nueva via en San Lucano?". Non conosco tanta gente che arrampica alle Pale di San Lucano anche se, tra Luka Vallata, Beppe Ballico e Diego Toigo già sono in tre che le frequentano! Ieri sera a Oltre le Vette (festival del cinema di montagna di Belluno) ho visto il film dedicato a Ilio del Biasio, che bei tempi hanno vissuto nel San Lucanese. Con il film ho capito perché e a chi piace questo magico posto, solo agli alpinisti, si si, non solo ai rocciatori. Scalare nelle pale di San Lucano significa alzarsi molto presto, salire almeno 600-1000 m di zoccoli scomposti con zecche e vipere “affamate”, caricarsi di bei zaini, portare una buona frontale, avere fortuna con gli avvicinamenti, sapere navigare per pareti senza un indizio di passaggio, navigare e navigare, essere pronti all’arrivo della notte, e avere un’unione con il compagno molto "intima". Con Diego abbiamo aperto questa via, dedicata a la sua giovane figlia, la mia seconda via aperta sulle Pale in un anno, e penso non sarà l’ultima!

 

Pale di San Lucano, Dolomiti (Veneto, IT)
Prima Pala di San Lucano
Via Irene
Diego Toigo, Santiago Padrós, 4 ottobre 2018
300 m, VIII-

 

Materiale: classico da roccia, set di microfriends, set di friends (fino al 3 BD) con doppie misure medie, martello e chiodi.

Accesso: salire al Bivacco Bedin. Dal bivacco scendere lungo il sentiero 765 che entra nel Boral della Besausega. Quando ci si trova davanti il Pilastro Titan, prendere un canale che porta alla base della via Per l'ultimo Zar. Da lì risalire verso destra per terrazzi erbosi fino ad arrivare sotto i gialli. Un’oretta e mezza dal bivacco, troppo comodo per essere in San Lucano!

Relazione: la via inizia con alcuni tiri abbastanza facili, protezione ottima e qualche lastrone non tanto solido, però la progressione è divertente. Al terzo tiro si lascia un canale evidente che porta ai campi di mughi, piegando a sinistra ed entrando nella sezione più bella della parete. Dopo una clessidra con cordone si lascia la fessura (che diventa un po’ rotta) per passare su placca a destra, molto bella. Dalla sosta si sale per placca molto compatta e non banale, chiodo. Segue un bel tiro sostenuto. Il seguente affronta un piccolo strapiombo (VII), per evitare alcuni pilastrini gialli friabili, con passaggi molto belli. Poi ci si sposta a sinistra per uscire lungo un piccolo spigolo, esposto ma facile. Dalla S5 sembra di poter uscire già dalla parete in 45-50 metri, così Diego partite e dopo 40 m chiama “sosta!”. Arrivo a una bellissima cengia e mi sorprende una parete molto compatta sopra di noi. Valutiamo diverse opzioni per superarla, i primi metri sono ben esposti! Così decido salire su una grande lama, di là obliquando a sinistra su passaggi obbligati fino a un buon appiglio, difficile da proteggere, ancora altri passaggi obbligati per arrivare sotto il tettino, dove ho lasciato un chiodo con cordone, lì si può proteggere bene (io ho messo 6 friend in 3 metri), prima di una sezione più atletica (VIII-). Il tiro continua sostenuto fino in sosta, sempre sul VI+.

Proprio una bella arrampicata! Grazie mille al nuovo socio per l’idea, e per le altre idee che sono nate nel frattempo...

Discesa: dalla cima si torna in pochi minuti al Bivacco Bedin.

Racconto, relazione e immagini di Santiago Padrós

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