Le aperture di Eugenio Pesci e Ivano Zanetti in Verdon

Nuove vie fino al 7a+ che aspettano ancora la prima libera integrale

20 dicembre 2017
Verdon, una delle culle dell’arrampicata libera, del free climbing, nato tra i profumi delle piante selvatiche ed il fragore leggero del fiume che da millenni scava il suo corso qualche centinaio di metri più in basso

(Quei Pazzi del Verdon di Bernard Vaucher e Ottavo Grado di Jean Baptiste Tribout e David Chambre, edizioni VersanteSud).

Qui Eugenio Pesci e Ivano Zanetti hanno di recente aperto alcuni itinerari dove le emozioni sono garantite. In perfetto stile verdoniano, il gas sotto le scarpette si fa sentire e alla chiodatura dall’alto si associano comunque lunghi tratti dove si passa solo “di testa”. Ora che i lavori sono ultimati, non serve altri che un bell’allenamento in questi mesi per chi vorrà la prossima stagione, misurarsi con queste due nuove perle, El Condor (7a+ e A1, 6c obb, S2, III, 12L) al Pilier de L’Encastel e la variante Rien de Rien (7a e A1, 6c obb, 300m, 3L) oltre ad A Hard Day's Night (7a e A0 NL, 100m, 4/5L) al settore Hellfest.
Ecco il racconto e le relazione che volentieri pubblichiamo e per le quali ci congratuliamo e ringraziamo i due autori.

Dopo l’apertura dal basso di Due poveri vecchi (7b), liberata da Pascal Faudou e compagno nel dicembre 2015, Eugenio Pesci ed Ivano Zanetti hanno continuato le loro esplorazioni di zone non ancora sfruttate sulla roccia delle Gorges du Verdon. Si è optato questa volta, per ora, per l’attrezzatura dall’alto, secondo un canone del tutto normale e preferito anche dai locali, nel Verdon di oggi. Mentre alcuni progetti non sono ancora terminati e attendono il bel sole di primavera, altri sono conclusi, con un lungo lavoro verticale, abbastanza complesso, e ripetuti nell’autunno 2017. Diamo qui un resoconto tecnico di due itinerari nuovi, accompagnati da alcune immagini.

La prima delle due vie è forse la più remota di tutte le Gorges, presenta alcuni tiri non ancora liberati (aspettano ripetitori decisi…) e offre nel complesso una esperienza assai interessante per il mix di arrampicata sportiva di livello medio/alto, e soprattutto di ambiente, poiché si svolge sul “selvaggio” Pilier de L’Encastel, sulla Rive Gauche, proprio di fronte al Belvedere di Trescaire: una linea molto estetica, incredibilmente (ma poi neanche tanto, visto dove si trova…) affrontata solo due volte, negli anni ’70 e ’80 da due vie di arrampicata mista, libera/artificiale, di cui una dei fratelli Remy, probabilmente mai ripetuta (non a torto). L’accesso assai complicato fa perno sul Belvedere di Rancoumas, senz’ombra di dubbio il più bel punto di osservazione sull’Escalès che si possa immaginare, luogo per altro ben poco noto se non ai locali.

L’ambiente della via è per molti versi fantastico, iper aereo e frontale rispetto al più grande teatro all’aperto della storia dell’arrampicata sportiva su calcare, da Pichenibule a Mescalito… La forma vagamente concava delle Gorges moltiplica qui l’effetto prospettico in modo eclatante. La seconda via, più breve e di tono minore, può essere considerata anche una variante più impegnativa di uscita a Hellfest, su un pilastro di ottima roccia leggermente strapiombante e poi verticale, con un tiro anche qui da liberare. Ivano Zanetti ha poi attrezzato da solo un ulteriore itinerario di nove tiri (è prevista una continuazione sotto il Jardin) su un lungo Pilier contiguo a quello ove si trova Ecographie (celebre 8a). quest’ultima via non è stata ancora ripetuta e verrà poi resa pubblica in dettaglio, si spera, nella prossima primavera. Nel complesso per ora sono stati attrezzati 27 tiri di corda totali, e altri sono in cantiere, compresa la richiodatura di alcuni monotiri di Pesci e Zanetti risalenti ai primi anni novanta (Nostradamus, 7a, Zoroaster, 6c+, Fissure de la Pompadour, 6c+, Tapir Volant, 7a+, Princesse Nicotine, L1 7a, L2 6c, tutti nel settore Chez les Grecs, tranne la quarta, settore Tapis volant).


EL CONDOR

Pilier de L’Encastel
Voie “El Condor”.
Eugenio Pesci e Ivano Zanetti, 2016/2017, in diverse uscite, attrezzatura dall’alto. Prima salita: i medesimi, settembre 2017.
360m circa, 12/13L
7a+ e A1, 6c obbl, S2, III

Lungo itinerario in stile “Grand Voyage”, quasi tutto su parete verticale, sul bellissimo pilastro dell’Encastel, posto sulla Rive Gauche di fronte a Trescaire. Si tratta di un itinerario sportivo attrezzato integralmente a fix inox sui tiri e alle soste. Roccia nel complesso ottima, con alcuni tratti ripuliti ma ora sicuri, e sezioni su pietra magnifica, lisciata dal vento, tipica della sponda sinistra. Nel 2017 vigeva un invito a non scalarla da gennaio ad agosto per la presenza di un nido di rapaci un po’ a lato della via. Itinerario nel complesso impegnativo per la lunghezza, la continuità dei passaggi e soprattutto per l’accesso. La via esige che si esca in cima, altrimenti si deve riscendere in doppia alla cengia della S3 risalendo a ritroso tutto il percorso di avvicinamento (dalla S3 2 ore sino all’auto, assolutamente necessaria una buona frontale in caso di buio). È eventualmente possibile, in caso di necessità, dalla S0, scendere faccia al fiume, verso sinistra, fino a dei ghiaioni, e da qui con una o due doppie raggiungere il Verdon, guadandolo al meglio ove possibile per uscire sul Sentiero Martel: eventualità non testata…

Portare due corde da 60m, 20 rinvii, eventualmente una staffa americana. Gradi da confermare.

Accesso: da La Palud si segue la strada provinciale per Castellane (D952) sino al bivio del Pont de Soleil. Qui si prosegue a destra in direzione Trigance e, oltrepassato il villaggio si continua in salita per la D71 in direzione Aiguines sino ad una zona prativa ove si nota sulla destra sopra un crinale l’edificio di una azienda agricola. Poco oltre si arriva alla località La Bastide Neuve, ove la strada si fa piana per poi scendere leggermente. Di fronte ad uno spiazzo s’imbocca verso destra una stradina sterrata (buche da lettere in metallo) la si segue per due km circa parcheggiando presso uno slargo con una buca nel terreno a sinistra (non proseguire fino all’abitato, accesso vietato). Ci si trova ora a Entreverges. Ore 1 da La Palud. Raggiungere il visibile abitato a piedi e presso una stanga prendere a destra un’evidente mulattiera che passa poi un prato e sale lievemente ad una selletta alberata con spiazzi erbosi. Seguire sempre l’unica mulattiera ora in netta discesa lasciando eventuali bivii sino a un tratto più ripido all’altezza di una roccia liscia a sinistra.

Poco dopo ci si tiene a destra in un prato e si riprende poco oltre il sentiero ora più stretto ma evidente, che conduce con alcuni saliscendi verso il Belvédère de Rancoumas. 50 m prima di esso (ormai ben visibile la Rive Droite) si risale a destra per una vaga traccia (è lo stesso accesso per il monotiro Tom et Je ris), che raggiunge una radura posta circa a 30m dalla cresta della riva. Presso uno spiazzo erboso in vista di una insenatura-canale, verso il vuoto, si entra nel boschetto reperendo una traccia che scende e raggiungendo una sorta di antro (rete metallica in disuso, segni di passaggio di capre) e la si segue verso destra in netta discesa, dapprima con difficoltà in un bosco fitto (eventualmente tenersi contro le rocce a destra), uscendo su un ballatoio aperto e proseguendo a destra sino ad un arco naturale (belle foto, fin qui tracce ben reperibili).

Ora con molta attenzione costeggiare le rocce verso destra, viso a valle, fino ad un canalino ghiaioso che scende netto nel bosco: lo si segue con una piccola deviazione a sinistra ove sembra finire, uscendo infine su un ripido ghiaione. Lo si attraversa a destra (attenzione, esposto) e si risale poi verso destra in obliquo mirando alla cima di una striscia di rocce bianche, poste poco più in basso. Da qui si attraversa alla meglio in salita il pendio successivo raggiungendo (qualche ometto), il ciglio superiore di un vago sperone roccioso che si congiunge con la parete a monte. In cima a questo si trova su una cengetta una sosta di calata a fix e doppio Maillon. Con una doppia da 30 m diritta si raggiunge, oltre un boschetto, un cengetta. Faccia a monte la si attraversa verso sinistra incontrando un ometto dove si trova la S3 della via. Scendendo qualche metro si aggira un roccione e sempre verso sinistra si arriva ad un grosso albero e poco oltre (III), esposto, la S2. Da essa con una doppia di 50m si raggiunge la S0 sulla comoda cengia basale. Dall’auto ore 1:45/2:15 a seconda di come si segue la traccia.

In caso di necessità di ritorno da questo itinerario, la paretina ove si fa la doppia è, dopo il tratto boscoso basale, attrezzata con un fix (tiro di 4c, sosta su arbusti poco sopra).
Dalla S12 si sale verso monte facilmente per 30m sino alla cresta con traccia orizzontale, la si segue a destra per 100m scendendo poi a sinistra, per un pendio di roccette e mughi, alla fine del quale si prosegue a destra raccordandosi al sentiero dell’andata poco prima del belvedere. Da qui per la mulattiera si torna all’auto in ripida salita (ore 1 e 20 dalla S12).

L1: 40m, 6c. Muro verticale, diedrino e ancora muro a lame, di resistenza, ripulito in un tratto.
L2: 18m, 6b, strapiombino e breve diedro.
L3: 45m, 3c, breve passaggino e traverso sulla cengia boscosa in orizzontale a destra sino a ometto oltre un roccione, contro la parete. Restare legati.
L4: 25m, 7a, risalto su roccia ripulita poi bel traverso a destra e boulder
L5: 40m, NL, (7c?), lunghissimo muro verticale tecnico su roccia grigio-azzurra, molto di dita, uscita in traverso a cengia. Può essere utile un “furbetto” per qualche rinviata precaria.
L6: 25m, 6b+, placca grigia con singolo a rimontare un gradino.
L7: 28m, NL, diedro accennato, 6c, e sezione ultrafisica su lame rovesce (tre fix in A1) poi bella fessura-lama
L8: 36m, 7a, placca su gocce e buchi, strapiombino,poi vago diedro e lama d’uscita (possibile sosta intermedia, nel qual caso 6c; 6c).
L9: 26m, 6b+, magnifico spigolo d’aderenza e su fessurine.
L10: 22m, 7b, diedrino e muro verticale con singolo in lancio a gradino, poi uscita in sosta difficile
L11: 25m, NL, 7a+ e AO, ostico diedro iniziale (pre rinviare il primo fix per non cadere sulla sosta) poi obliquo a sinistra (qualche radice) a oltrepassare due canaletti verticali e svasati, infine boulder finale in allungo, molto duro (?).
L12: 35m, 6c e un fix A1, muro verticale nerastro, resistenza, il grado è dato partendo dal primo fix rinviato (altrimenti entrata durissima di dita).

Si esce presso la sosta 12, fix e albero, in cresta.

Variante “RIEN DE RIEN”
Attrezzata da Eugenio Pesci e Ivano Zanetti, 2016, dall’alto
80m
NL 6c obbligatorio
3 lunghezze

Si trattava inizialmente dell’ipotesi originale, ma data la difficoltà molto elevata dei due tiri superiori si è preferito lasciarla come variante. Arrampicata estrema in aderenza e con tratti su microprese, verticale, in ambiente irreale. Attualmente è stata ripetuta dai chiodatori con difficoltà di 7a e A1.
L1: 25m, 6a+, dalla S10 della via traversare a sinistra in parete aperta con una leggera discesa finale, sosta appesa.
L2: 30m, NL, muro verticale su buchetti poi tratto più scalabile con vaga fessurina e lamette, uscita tremenda in obliquo a destra (A1), in loco 2 allunghi sui fix. Sosta in una vaga nicchia svasata bianca
L3: 25m, NL, traverso liscissimo a sinistra, tratto su microprese, poi fessurina e obliquo a destra alla S12 della via.
Attrazzatura ottima a fix inox.

A HARD DAY’S NIGHT
Falaise de L’Escalès
Settore Hellfest
Eugenio Pesci, dall’alto, 2017
100m, 4/5L
7a e A0 (NL)

Itinerario sportivo che sale poco a destra delle lunghezze finali di Hellfest, riprendendo un monotiro finale di E. Pesci del 1990.
Roccia molto bella, con un breve tratto facile ripulito. Portare 18 rinvii.
Accesso: vedi topoguida Verdon 2015 P. Faudou. Poco a sinistra dell’uscita di Hellfest, (3 minuti dalla route des crestes) si scende tre metri su una cengetta ove si trova una sosta con catena zincata ad anello chiuso. Da qui con una doppia da 40m alla S4. Con un’altra doppia diritta alla S3, 25m. Da qui con una doppia di 30m obliqua a sinistra e passando diversi rinvii si arriva alla S1 appesa e scomoda, poco a destra di Hellfest.
Con un’ulteriore doppia su spigolo in strapiombo e pendolino a destra con 35m circa si arriva in sosta su Hellfest, naturalmente si può anche partire direttamente dalla suddetta sosta 1.
L1: 6c+, 35m, si seguono i fix di Hellfest uscendo a destra con difficile singolo alla S0 di A Hard…, due fix di collegamento.
L2: NL, 15m, traverso su piccole prese e muro leggermente strapiombante, violento di dita, grado incerto, 8… (facilmente azzerabile).
L3: 6b, 18m, magnifico pilastro in puro stile Escalès, in piena esposizione, su buchi che sembrano scolpiti apposta…
L4: 5a, 25m, placca adagiata e canalino ripulito, attenzione, qualche presa mobile. Concatenabile con il precedente.
L5: 7a, 40m, magnifico spigolo grigio verticale tecnico e di movimento.

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