Alex Honnold, 10 anni in free solo

Dalle prime salite all'exploit di FreeRider

06 giugno 2017

Il mondo dell’arrampicata ha subito un forte scossone il 4 giugno scorso alla notizia che Alex Honnold, scalatore 31enne di Sacramento, California, aveva salito completamente slegato la via FreeRider su El Capitan. L’impresa, oltre a non essere mai stata fatta prima (si è trattato infatti della prima via salita interamente senza corda sulla monumentale parete americana), ha anche spostato violentemente più in là il concetto di prestazione ma anche posto, com’era logico immaginare, più di un interrogativo su quanto possa spingersi in là con salite di tale pericolosità.

Prima di formulare un lecito pensiero pro o contro, è bene sottolineare l’origine di questa impresa che non nasce né per caso né è frutto dell’incoscienza. Honnold infatti resta un professionista, capace di un autocontrollo fuori dal comune e con una preparazione da atleta. Di Michael Phelps né è nato uno, di Maradona anche, di Bolt pure. Di Honnold anche. Non può essere preso né come esempio né come modello semplicemente perché quello che ha fatto non fa parte di una ristretta schiera di alpinisti ma di uno solo, lui.

Saper controllare corpo e mente per mille metri e difficoltà fino al 7c è stato il culmine di una serie di salite, molte note e documentate, che hanno fatto di Honnold il riferimento moderno del free solo. Già nel 2007, la valle parlava di questo ragazzo dall’aspetto timido e dal fare riservato, capace però di salire già vie come Astroman o The Rostrum, 6c+ una e 6c l’altra, emulando alcuni solitari mitici della valle come Peter Croft o John Bachar. Già l’anno seguente però, fa accendere più di un riflettore sulle sue prestazioni salendo Monlight Buttress nello Utah e portando la difficoltà senza corda al 7b+ per 350 metri.

Nello stesso anno compie l’impresa che lo consacra, la salita della Regular Northwest Face sull’Half Dome, performance che non solo lo pone come specialista ma inizia a far gridare al fenomeno. Nel 2011 è la volta di Original alla Rainbow Wall di Red Rocks, 350 metri di via con il 7b come grado massimo ma è anche l’anno di The Phoenix, 7c+, Direct North Buttress al Middle Cathedral, i venti tiri di Ho Chi Mihn Trail, Alien, 7b, Heaven, 7c o Cosmic Debris, 8a.

Alex Honnold è di fatto dell’olimpo dei più forti solitari di tutti i tempi ma non abbandona mai il suo fare tranquillo e per niente da star.

Nel 2014, insieme ad un altro scalatore stratosferico come Tommy Caldwell, compie anche la traversata del massiccio del Fitz Roy traversando tutte le principali creste: più di 5000 metri di percorso per 4000 metri di dislivello fatti in gran parte in scarpe da montagna (e parliamo di vie fino al 7a) per poi compiere, nello spetto anche, anche la salita in solitaria e sempre senza corda de El Sendero Luminoso a Potrero Chico. Come non mai qui Honnold fa sudare le mani di chi vede il suo video. La parete è incredibilmente verticale, al scalata delicatissimi su appigli piccoli piccoli. Una vera scalata “sulle uova”.

FreeRider è stata aperta invece dai fratelli tedeschi Alex e Thomas Huber nel 1998, una via che segue la via Salathè per poi saltare la headwall finale lungo una linea indipendente per gli ultimi tiri. Non è la via più difficile in assoluto di Yosemite ma è una grande classica di alto livello e che soprattutto non solo non era mai stata fatta in free solo ma mai nemmeno col tempo ai limiti del ridicolo speso da Honnold.

Ora effettivamente la riflessione di cosa può esserci ancora da parte di questo scalatore è più che lecito. Ha già fatto tante di quelle salite slegato che metà basterebbero a fare la storia e questa disciplina e, seppur a ragione esaltata perché unica e spettacolare, ha in sé un coefficiente di pericolo molto alto. Non sappiamo cosa abbia in mente per il futuro ancora ma sicuramente la salita in free solo di FreeRider potrebbe essere la coronazione perfetta di una incredibile carriera.

Stefano Michelin

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