Parete del Silenzio

Tre nuove vie in Valle del Lys (Valle d'Aosta)

08 giugno 2016

Walter Polidori, Carlo dal Toè, Massimo Camba e Alessandro Pelo presentano tre nuove proposte d'arrampicata classica in un luogo tranquillo: una struttura “dimenticata” nella Valle di Gressoney, per la quale propongono il toponimo Parete del Silenzio.

Di seguito il racconto di Walter Polidori.

 

Parete del Silenzio, silenzio da ascoltare

L'è mea vèra che nel silenzio

dorma dumà la malincunìa…

Davide Van De Sfroos

Una parete vergine, mai salita e visibile dalla strada? Scherziamo, oggi che “tutto” o quasi è stato fatto?

E invece c’è ancora tanto da fare. Certo che bisogna avere un po’ di fantasia e abituarsi a guardare, ad essere curiosi. Continuo a testa bassa con la convinzione che l’alpinismo di ricerca e di esplorazione, di apertura, è la massima espressione della creatività in montagna.

La Parete del Silenzio, come l’ho chiamata io, l’ho trovata cercandola, cercando qualcosa di nuovo senza sapere bene cosa. Salendo nella valle di Gressoney, una domenica mattina in cui non avevo voglia di fare altro che trovare pareti, mi sono diretto a Gaby per vedere da vicino una parete che poi si è rivelata veramente brutta ed erbosa. Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma le occasioni vanno create. E’ così che guardandomi in giro transitando con l’auto sulla strada principale, ho avuto la possibilità di vedere questa parete, dominante una valle laterale all’altezza di Lillianes. Ho cercato e trovato una strada per salire il più possibile verso la parete, ma le nuvole l’hanno coperta. E’ stata solo una visione, un invito ed una sfida. Guardie forestali trovate sul posto mi hanno confermato che non ci sono informazioni di vie alpinistiche e di persone che l’hanno salita.

E’ così che è nato il progetto.

Senza carte topografiche, un paio di mesi dopo mi trovo con Carlo (Carlo dal Toè) ad arrancare sotto il peso dello zaino verso la parete. Non sappiamo come raggiungerla, seguiamo un sentiero che poi perdiamo e ci facciamo strada tra arbusti, spine, erba, per poi individuare un sentiero che arriva quasi all’altezza della parete… Da lì con un po’ di intuito ne raggiungiamo la base.

Per Carlo è la prima apertura, sono contento di condividere questa avventura con lui.

Saliamo cercando di aprire in ottica classica usando solo friend, e chiodi quando necessario.

La parete è un po’ sporca di erba, ma la roccia è solida e accetta abbastanza bene le protezioni veloci. Un primo tiro non molto bello anticipa un secondo tiro già interessante. Nel terzo tiro un traverso ci porta ad una zona di parete più compatta, dove Carlo apre un tiro di VI superiore che è uno spettacolo. Anche il successivo tiro che tocca a me è veramente bello. Abbiamo aperto cinque tiri per ora, è indescrivibile l’emozione che porta aprire nuovi tiri, sapendo che nessuno è passato di lì.

E’ già autunno inoltrato, le ore di luce sono limitate e la “ravanata” nei rovi ci ha fatto perdere un sacco di tempo. Decidiamo quindi, a malincuore, di scendere. Le soste lasciate ci permettono di raggiungere la terza sosta, ma da lì è difficile tornare all’attacco, visto l’andamento obliquo iniziale della via. Così ci caliamo sulle placche sottostanti e troviamo un vecchio albero secco che fa al caso nostro. Una ulteriore doppia ci riporta a terra.

Calandoci abbiamo modo di constatare il potenziale della parete, non posso che essere fiero di questa “scoperta”.

Siamo felici, il progetto è aperto e ben fattibile, l’avventura è iniziata. Mi basta guardare le espressioni di Carlo per capire quanto è soddisfatto, e questo vale ancora di più dell’apertura stessa. Lo capisco, io ho aperto qualche via, ma la prima ti rimane nel cuore, non dimenticherò mai cosa ho provato nella prima esperienza.

In aprile dopo diversi, troppi mesi di attesa, decidiamo di proseguire quanto iniziato. Per tutto il sentiero non vediamo anima viva, a parte quattro pecore e una aquila che volteggia alta.

Con me e Carlo ci sono altri due amici: Max (Massimo Camba) e Pelo (Alessandro Pelo). Sono stati attratti dalla nostra storia, e partecipano alla “spedizione”. All’attacco della parete individuano una linea a sinistra della nostra, così che saliamo in parallelo, due aperture in contemporanea!

Io e Carlo ripercorriamo senza problemi i primi cinque tiri, poi ricominciamo con i dubbi e l’adrenalina della scelta della linea da seguire. Rocce buone si alternano a rocce più delicate. In particolare, il settimo tiro si dimostra particolarmente ostico. Inizio tentando un diedro con strapiombi che in realtà è molto difficile e in alcune zone poco proteggibile; è così che opto per un diedro più appoggiato alla sua destra. E’ visibilmente più sporco di muschio e umido, ma ci provo. Mi ritrovo a lottare con una placca dove i piedi non tengono e una micro fessura dove entra solo qualche chiodo o microfriend precario.

Alla fine, con un po’ di artificiale e qualche imprecazione, riesco ad uscire sul facile e ad arrivare ad una caratteristica finestra creata da un grosso blocco. Da lì si intravede la parte finale della via, e gli amici che stanno arrivando da sotto. Il diedro successivo, all’apparenza sporco, in realtà regala una bella arrampicata e porta giusto venti metri sotto la cima. Il tiro successivo è di assoluto relax e lo “regalo” a Carlo, perchè arrivi per primo in vetta. Nasce così Carlito’s Way.

Max e Pelo negli ultimi due tiri salgono la nostra linea, arrivando in cima poco dopo di noi. Hanno aperto Carlo davanti, dietro tutti quanti, una via con alcuni tiri molto belli.

E’ una grande gioia trovarsi tutti e quattro appesi al cordone che abbiamo posizionato sulla cima; anche per Max è la prima apertura.

Scendiamo inventandoci della calate in doppia, per poi unirci a quelle finali già usate nella prima visita alla parete. Il ritorno a valle è tranquillo e ci permette di girarci più volte verso la parete, cercando di individuare le linee disegnate. Alla macchina si fa festa, siamo stati bravi, ma soprattutto abbiamo vissuto una bella avventura, provando ciò che la vita nella società “moderna” non riesce a dare.

Un mese dopo l’apertura torna la voglia di arrampicare su questa parete.

Io e Max partiamo per un’altra avventura, con il proposito di aprire ancora una nuova via, più diretta. Arrivati alla base della parete facciamo un po’ di ricognizione, ci spingiamo fino al suo limite sinistro per cercare delle nuove linee intuite nelle fotografie. Purtroppo non troviamo ciò che cerchiamo. Qui senza l’uso sistematico di fix è impossibile salire con delle buone protezioni. Decidiamo allora di partire dalla via aperta da Max e Pelo, per spingerci poi più a sinistra.

E’ così che nascerà La memoria del chiodo, una nuova via che è in realtà un mix di tiri di Carlito’s Way e Carlo davanti, dietro tutti quanti, con l’aggiunta di nuovi tiri, il tutto per ottenere una linea che risulti la più diretta possibile e passi nelle zone di roccia migliore, mantenendo però la classicità delle linee precedenti, quindi senza l’ausilio di fix.

Max è stato veramente bravo, e ancora una volta siamo felici per la nuova creazione, qualcosa di nostro che nessuno ci potrà togliere.

Le tre vie sono assolutamente classiche, la parete e le linee sono estetiche; presentano tratti impegnativi e necessitano di esperienza alpinistica per poterle ripetere. I chiodi in via sono pochi, si usano spesso friend di varie misure e occorre chiodare. Forse in futuro chioderemo e puliremo qualcuna di queste vie, ma non ne siamo sicuri. Per ora ci sembra bello poter lasciare questa parete selvaggia quasi come l’abbiamo trovata, perché terreni come questo sono merce rara.

La Parete del Silenzio è una parete dove si può godere del silenzio che questo angolo di montagna riesce a regalare; se andrete a ripetere una delle tre vie aperte, ascoltate questo silenzio a cui non siamo più abituati, un silenzio che dice di più di tante parole.

 

Valle del Lys, Valle di Gressoney (Valle d'Aosta)

Parete del Silenzio (toponimo proposto) 1850 m – parete sud-est

 

Accesso stradale: entrare in Valle di Gressoney (Valle d’Aosta) e percorrerla fino a Lillianes. Svoltare a sx al primo ponte che attraversa il fiume (successivo al ponte storico in pietra) e andare ancora a sx. Seguire una lunga strada a tornanti fino alla frazione Riasseu (1090 m).

Avvicinamento: guardando verso monte individuare una sterrata che sale verso dx. Seguirla e, subito dopo un pannello con cartelli gialli, prendere il primo sentierino a sx. Percorrerlo (segnavia numero 4, segni gialli. Ignorare le diramazioni secondarie) fino alle baite di Cret. Poco dopo le baite abbandonare il sentiero e traversare verso la parete. Scendere leggermente, poi attraversare alcuni pendii ripidi e una pietraia. Passare a dx di un grosso roccione e scendere lungo un pendio erboso, quindi dirigersi alla parete di sx delle due evidenti alla testata della valle (1620 m). Circa 1h 15’.

Discesa: doppie attrezzate su cordoni (tutti i dettagli sullo schizzo).

 

1. Carlito’s Way

Walter Polidori, Carlo dal Toè, 17 novembre 2015 e 10 aprile 2016

230 m (sviluppo 300 m ca.). VI+/A1.

Carlito’s Way è il percorso seguito durante la prima salita assoluta della parete. Il nome della via è dedicato a Carlo dal Toè, qui alla sua prima esperienza di apertura.

Materiale: soste attrezzate con chiodi o cordoni su alberi e spuntoni. Portare una serie completa di friend (fino al n°5 BD compresi i micro, utile raddoppiare le misure micro e le misure 1 e 2), martello e scelta di chiodi. In via lasciati i chiodi utilizzati, tranne nel tiro 7.

Relazione:

L'attacco si trova circa sulla direttiva dello spigolo di dx della parete. Salire qualche decina di metri fino a un muretto con una grande vena di quarzo obliqua, in corrispondenza di un grosso albero secco più in alto e di un gruppo di betulle ancora più in alto.

L1: superare il muro seguendo la vena di quarzo (attenzione alla tenuta del quarzo). Raggiungere una zona con vegetazione e superare il successivo muretto con fessura (chiodo). Uscire su un ballatoio dietro un albero bruciato (il “Totem nero”). Sosta su due chiodi e cordone su clessidra formata da due massi. IV+ delicato con vegetazione, 1 chiodo, 20 m;

L2: salire per blocchi verticali e fessurati. Si arriva a un diedro sul lato dx di uno spigoletto, per arrivare ad un tratto compatto dove occorre traversare a sx (chiodo prima della traversata). Salire per ottima roccia e una rampa fino a una paretina, molto lichenosa, al di sotto di un ripiano con betulle. Traversare a dx fino a una zona erbosa e salire un placchetta delicata. Uscire presso il ripiano con betulle e sostare su una di queste. V, 1 chiodo, 40 m;

L3: attraversare un tratto erboso e salire fino alla base di una paretina incisa da un diedrino sporco. Scalare il diedro (chiodo) arrivando a un ripiano erboso. Traversare verso sx e salire una rampa rocciosa fino a un pulpito, dietro lo spigolo, dove si trova la sosta su due chiodi con cordone. IV+/III, 1 chiodo, 35 m;

L4: superare il muro sopra la sosta, sfruttando delle lame da proteggere con microfriend (chiodo). Raggiungere e superare un muro lichenoso grazie a una buona fessura ed alcuni appoggi (chiodo). Subito dopo si trova la sosta (due chiodi con cordone su cengia). VI+, 2 chiodi, 25m;

L5: salire lungo il diedro sopra la sosta, al suo termine traversare a sx per entrare in un altro diedro. Continuare (2 chiodi) fino ad arrivare sul filo di uno spigolo, traversare a dx e affrontarlo direttamente, all'inizio in strapiombo e poi più facilmente, fino ad arrivare ad una buona piazzola dove si trova la sosta su tre ch. con cordone. VI, 2 chiodi, 30m;

L6: salire a sx della sosta su roccia lichenosa ma con buoni appigli. Superata una fascia rocciosa si accede a terreno più facile ma erboso (testare le prese e fare attenzione ai massi instabili). Traversare facilmente verso dx fino a una zona che precede alcuni diedri. Sosta su due ch. con cordone in una fessura in basso. V+ impegnativo, 30 m;

L7: seguire un diedro inclinato, a sx di una placconata sporca. Raggiungere uno strapiombetto e traversare a dx per entrare nel diedro più a dx, che delimita la placconata. In apertura la placca era bagnata ed è stata superata prevalentemente in artificiale su chiodi e friend piccoli (lasciato 1 ch.). Prima di raggiungere il tetto che sbarra il diedro, traversare a dx fino al bordo dx della placca, che qui finisce. Con passo delicato entrare nel canale di dx (possibile protezione con friend BD 0,75 in una fessura poco visibile sul bordo dx) e risalirlo per qualche metro. Superare una facile paretina e continuare a sx, per pendio e roccette, fino ad arrivare a un albero molto grosso, che si trova subito dopo un caratteristico arco di pietra formato da un enorme masso appoggiato. Sosta sull’albero. VI/A0/A1, 1 chiodo, 50 m;

L8: traversare verso la parete di fronte e salire ad un albero. Da lì traversare a sx, su placca lavorata, e risalire ad una fessura orizzontale sotto uno strapiombo. Evitarlo a dx ed entrare nell’evidente diedro a sx formato dal grande spigolo della parete. Risalirlo con bella arrampicata fino ad un pianoro. Sostare su spuntone sotto la verticale della cima. VI-, 50m;

L9: salire direttamente verso la cima, prima per muretto facile, poi per caminetto, fino a un cordone a clessidra tra due massi, poco sotto il punto sommitale. Libro di via sul ripiano sotto il cordone, leggermente alla sua sx. IV, 20m.

 

2. Carlo davanti, dietro tutti quanti

Massimo Camba, Alessandro Pelo, 10 aprile 2016

230 m (sviluppo 280 m ca.). VI.

Itinerario alpinistico che offre alcuni tiri molto interessanti. La valutazione originale delle difficoltà da parte dei primi salitori è un po’ più “stretta”.

Materiale: la via non è attrezzata. Portare una serie completa di friend (fino al n°4 BD), martello e scelta di chiodi.

Relazione:

Traversare alla base della parete, oltrepassare un avancorpo e salire il successivo pendio ripido, poco a dx del canale che delimita la parete a sx. L'attacco è alla base di un evidente diedro che forma una arco ascendente a destra.

L1: salire il diedro, utilizzando la bella fessura-lama, fino ad arrivare ad un terrazzino dove fare sosta su due grossi massi che formano una clessidra. VI-, 20 m;

L2: salire un diedrino difficile, con erba, che porta ad un tetto da aggirare a dx. Arrivare così a toppe erbose e ad un albero secco con cordoni di sosta. V+, 20 m;

L3: superare direttamente la placca sopra la sosta e continuare direttamente, per muretti, fino a una sosta su due ch. di Carlitos’Way, posta su una cengetta. IV+, 45 m;

L4: traversare a sx su micro terrazzino (traverso di equilibrio), salire un diedrino e traversare a sx grazie ad una lista per le mani. Continuare per diedrini fessurati erbosi, andare poi leggermente a dx per salire una fessura e arrivare ad una cengia erbosa dove attrezzare la sosta. VI, 35 m;

L5: affrontare la placca sovrastante (alberello bruciato), puntare ad un piccolo tetto, superarlo grazie al diedro di sx e raggiungere un albero secco. Attaccare un evidente grande diedro, scalando quasi sempre sulla placca di sx, su roccia stupenda e lavorata. Prima della fine del diedro traversare a sx verso lo spigolo e salire ad un comodo punto di sosta, da attrezzare su chiodi. VI, 55 m;

L6: superare uno strapiombetto e raggiungere due grossi massi, in corrispondenza di una delle soste di calata. Entrare in un canale di erba e roccette. Risalirlo e raggiungere alcune fessure sotto la verticale di un grosso albero. Sostare su clessidra. III, IV, 55 m;

L7: salire per fessura a raggiungere la placca sotto l’albero. Da qui continuare lungo Carlito’s Way: traversare a sx su placca lavorata e risalire ad una fessura orizzontale, sotto uno strapiombo. Evitarlo a dx ed entrare nell’evidente diedro a sx formato dal grande spigolo della parete. Risalirlo con bella arrampicata fino ad un pianoro. Sostare su spuntone sotto la verticale della cima. VI-, 40m;

L8: come L9 di Carlito’s Way.

 

3. La memoria del chiodo

Walter Polidori, Massimo Camba, 15 maggio 2016

230 m (sviluppo 280 m ca.). VI+/A1.

Si tratta di una combinazione delle vie relazionate sopra, con aggiunta di alcune nuove lunghezze. Impegnativa per le scarse protezioni (solo poche soste attrezzate e pochi chiodi presenti). Al momento è probabilmente la via più consigliabile.

Materiale: via solo parzialmente attrezzata. Portare una serie completa di friend (fino al n°4 BD, compresi i micro. Utile raddoppiare le misure micro e le misure 1 e 2), martello e chiodi.

Relazione:

L1, L2: in comune con Carlo davanti…

L3: traversare a sx in placca, poi ancora a sx, fino a una zona erbosa sotto un diedro. Salirlo (più facile verso sx) e uscire a dx, per un breve tratto verticale, a un buon terrazzino. Sosta su 1 fix da rinforzare. V+, 20 m.

L4: andare a sx fin sotto uno strapiombo e superarlo, proseguire per placchetta, raggiungere una grossa sporgenza della parete e seguirla a sx fin sotto un saltino difficile, con toppe erbose in uscita. Raggiungere un comodo pulpito, quindi salire leggermente a una cengia dove si trova una sosta su due ch. con cordone di Carlito’s Way. VI+/A1, 30 m.

L5: in comune con L4 di Carlito’s Way. VI+, 2 chiodi, 25 m;

L6: traversare a sx in placca (alberello bruciato) e continuare con L5 di Carlo davanti… VI, 55 m;

L7: superare un strapiombetto e arrivare a due grossi massi, in corrispondenza di una delle soste di calata. Entrare in un canale erboso (via Carlo davanti…), risalirlo solo un paio di metri e quindi traversare a sx verso una bella placconata. Salire in corrispondenza di roccia lavorata, andare leggermente a sx a dei buoni appoggi e salire al successivo evidente buon appoggio, sotto la direttiva di un diedrino . Sosta da attrezzare su chiodi. V+, 20 m;

L8: salire il diedro, inizialmente non proteggibile, fino ad uno strapiombetto con erba. Traversare a dx e salire poi una bella placconata, per andare verso dx ad una cengetta dove attrezzare la sosta. VI+, 20 m;

L9: in comune con Carlito’s Way. Traversare verso dx, a raggiungere una fessurona, per poi tornare a sx, passare sotto un albero e continuare per L8 di Carlito’s Way: traversare a sx su placca lavorata, e risalire ad una fessura orizzontale sotto uno strapiombo, che si evita a dx. Si entra nell’evidente diedro a sx formato dal grande spigolo della parete. Lo si risale con bella arrampicata e si arriva ad un pianoro, dove si sosta su spuntone sotto la direttiva della cima. VI-, 50 m;

L10: in comune con L9 di Carlito’s Way. IV, 20 m.

 

Relazioni a cura di Walter “Pres” Polidori.

 

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