Squirting Woman, D12 DTS per Daniele Frialdi

Il racconto della salita

14 febbraio 2018
Daniele Frialdi alpinista e scalatore bresciano ha liberato "Squirting Woman" D12, in stile DTS al Bus Del Quai. Il racconto della salita.

Testo di Daniele Frialdi

Da circa un anno e mezzo, con il socio di sempre Marco Verzeletti, ho iniziato a frequentare con continuità la falesia ‘total dry’ del ‘BUS DEL QUAI’ sopra al lago di Iseo. Negli anni abbiamo salito molte cascate e vie di misto impegnative ma la voglia di affrontare itinerari moderni di difficoltà elevate in ambiente ci ha spinto a ‘sacrificare’ qualche weekend per dedicarci ad un allenamento specifico e ad inserire anche alcune sessioni infrasettimanali la sera dopo il lavoro alla luce delle frontali.

Il nostro primo vero approccio con l’assidua pratica del drytooling lo abbiamo avuto circa tre anni fa quando iniziammo a chiodare ed a liberare numerosi tiri nella falesia ‘IL GIARDINO SEGRETO’ a Botticino (BS), un sito scoperto e valorizzato dagli amici Jhonny Duina e Claudio Inselvini che ci coinvolsero nei lavori per la realizzazione di un settore ‘total dry’ che oggi vanta una ventina di itinerari che vanno dal D5 al D8+. Qui l’arrampicata (a parte in uno dei tre settori caratterizzato da una serie di tetti, è prevalentemente in placca verticale, su roccia naturale e tacche spesso svase) risulta parecchio impegnativa nonostante le difficoltà contenute ed è utilissima per affinare la sensibilità con gli attrezzi ed allenare la gestione dell’ansia dovuta agli agganci di picca aleatori.

Al ‘BUS DEL QUAI’ è tutta un'altra musica. Le vie sono molto più lunghe e fisiche e gli itinerari alternano tratti con appigli naturali ad altri realizzati con il trapano. Gli strapiombi la fanno da padrone ed in molti tratti, sui tiri più difficili, si arrampica praticamente in orizzontale. Allenarsi qui significa affinare le tecniche specifiche della disciplina e mettere tanta pompa nelle braccia, negli addominali e nelle gambe.

Forse per il fatto di avere una mentalità più alpinistica che sportiva o forse ispirati dalle performance di alcuni big (Tom Ballard e Jeff Mercier su tutti) con Marco ci siamo dati da subito una sola regola, quella di provare a scalare solo fin dove saremmo riusciti ad arrivare senza l’utilizzo dello ‘YANIRO’. Ponendoci questo ‘limite’ non avevamo idea di quello a cui saremmo andati incontro ma in breve tempo ci siamo tolti delle belle soddisfazioni e siamo riusciti a liberare tiri come MILAREPA (D9+), PECOS BILL (D10) e DRY GIRL (D10+/D11-), quest’ultima in soli 4 tentativi.

Fu così che un sabato di fine ottobre, proprio in occasione della libera su DRY GIRL, io e Marco provammo per la prima volta il tetto quasi orizzontale della famosa SQUIRTING WOMAN (D12) approfittando della presenza del guru del Quai (nonché chiodatore ed autore della prima libera del tiro) Matteo Rivadossi e dei suoi preziosi consigli. Il primo approccio fu un vero bastone nei denti. Ci rendemmo presto conto di quanto fosse dura la via, che serviva molta più benzina nelle braccia di quella che avevamo in quel momento e che sul tratto chiave sarebbe stato davvero complicato trovare il modo di uscire dal tetto senza Yaniro.  Insomma, c’era ancora molto da lavorare e l’obbiettivo sembrava lontano anni luce.

Ma dopo alcune settimane di allenamenti a singhiozzo a causa delle feste, delle vacanze, del corso cascate Ugolini e di qualche weekend giustamente dedicato a raccogliere i frutti dell’allenamento (salito ‘Rastental crazy diamond’ a Riva di tures, ‘Sotto gli occhi della luna’ in val Brenta e i tiri di dry/misto su ‘L’ira di Beppe’ in val Daone) sabato 10 febbraio ci siamo finalmente trovati con mezza giornata libera da impegni ed al mattino di buon ora eravamo già nella grotta del QUAI, carichi e combattivi.

Ci scaldiamo su ‘GIGOLO’’(D8) e poi decidiamo di salire DRY GIRL (D10+/11-) per capire le sensazioni ma soprattutto per rivedere la parte alta che è in comune con SQUIRTING WOMAN. In quella sezione ci sono alcuni passaggi ostici che ultimamente non avevamo più fatto e riuscire a risolverli subito arrivando in catena puliti ci ha dato gli stimoli giusti e la carica che speravamo.

Si può fare un tentativo serio su SQUIRTING, ci siamo detti…parto io per primo…

I primi movimenti son subito delicati e fisici poi gli agganci diventano buoni ma lunghi, alcuni lunghissimi, altri infiniti e devi stare attento a non far mai scappare i piedi perché altrimenti ti ritrovi appeso come un salame e ti bruci le braccia in un attimo con poche chance di recupero visti gli scarsi punti di riposo. Arrivo pulito fino alla sequenza di uscita dal tetto. Le braccia son stanche ma non stanchissime. Continuo a sghisare a testa in giù. Poi parto. Riesco ad incastrare le punte delle scarpette in una fessura e mi appendo come un pipistrello. Cosa non si fa per evitare lo Yaniro, penso. Butto su una picca, butto su anche l’altra e mollo le gambe per andare a tallonare dinamico fuori dal tetto. Son passato, cazzo son passato. Ora resta l’ultima parte, quella in comune con DRY GIRL. L’ho fatta prima, penso. La ricordo bene, penso. Ed intanto cerco di recuperare energia nelle braccia lasciandole penzolare a testa in giù con le gambe infilate in una piccola nicchia. L’ho fatta prima, ripenso, la ricordo bene, ripenso. Ma da quella piccola nicchia non voglio più andare via. Ad un certo punto sospiro e parto, parto per gli ultimi sette infiniti rinvii che non sono più orizzontali ma ‘solo’ strapiombanti (!) e nonostante le mani provino ad aprirsi più di una volta per la fatica riesco ad arrivare in catena, rinvio, mi lascio cadere e grido. Sì, grido, come un matto. Sono felice.

A fine ottobre quando la provai per la prima volta non mi sarei mai aspettato di riuscire a salirla in così poco tempo, soprattutto volendo a tutti i costi evitare lo Yaniro che su questa via avevo visto usare anche da scalatori nettamente più forti e preparati di me. A Brescia, fino a sabato, solo Matteo Rivadossi aveva salito SQUIRTING WOMAN più volte in stile ‘pulito’…  

Ora siamo in due e sono sicuro che presto saremo in tre perché sabato Marco si è incartato ed ha perso i piedi in uscita dal tetto non trovando il giusto incastro ma gli manca davvero poco per mettere insieme la sequenza. Poi conoscendolo non avrà nessuna intenzione di restare indietro quindi la prossima volta passerà in qualche modo a costo di aggrapparsi al tetto con i denti.

Nel frattempo la mia particolare giornata di grazia (ma cosa diavolo avevo mangiato la sera prima? Boh…) si è conclusa con la libera su MILAREPA ALLUNGATA (D10+) al primo tentativo. Qui ho potuto sfruttare i residui di adrenalina accumulati in precedenza perché mani e braccia si stavano già ribellando alla prima catena…ma tant’è…

Che dire, un sabato da ricordare a lungo, una di quelle giornate irripetibili in cui tutto gira per il verso giusto. Si perché a vote anche un po’ di fortuna non guasta…

Si ringrazia Valentina del negozio BLOCCO MENTALE di Brescia www.bloccomentale.com per il materiale ed il supporto.

Grazie a Matteo Rivadossi per le lame speciali delle picche Cassin X-Dream che in alcuni agganci aleatori hanno fatto la differenza e per tutte le volte che ci ha spronato a perseverare nella scelta del ‘NO J

YANIRO’. 

Instagram @danielefrialdi

 

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