Nanga Parbat: concluse le ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard

Il resoconto delle difficili operazioni di soccorso

09 marzo 2019
Le ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard, dispersi sullo Sperone Mummery al Nanga Parbat, sono state dichiarate ufficialmente concluse.

Il 24 febbraio, data della loro ultima comunicazione, i due alpinisti si trovano tra i campi III e IV, a un'altitudine di 6300 m circa. Nei giorni successivi il tempo è cattivo. Solo tre giorni dopo, con il ritorno delle buone condizioni meteo, il personale presente al campo base può tornare a osservare la montagna, senza però rilevare alcuna traccia di Nardi e Ballard. Partono di conseguenza le operazioni di ricerca.

Il 28 febbraio una prima ricognizione in elicottero, con a bordo l’alpinista Ali Sadpara, non permette di individuare altro che il segno del passaggio di grandi valanghe e una tenda invasa dalla neve.

Nei giorni successivi entrano in gioco gli alpinisti presenti al campo base del K2: in un primo momento alcuni membri dell’équipe di Vassily Pivtsov si propongono come volontari per una ricerca a piedi. Il pericolo valanghe sullo Sperone Mummery è però troppo alto: meglio utilizzare i mezzi di sorvolo. Intervengono Alex Txikon e i suoi droni.

Purtroppo la tensione tra India e Pakistan, unitamente alla visibilità spesso cattiva, generano frequenti ritardi e impedimenti ai voli in elicottero. Finalmente, grazie alla collaborazione tra l’ambasciata italiana e l’aviazione pakistana, tra il 3 e il 4 marzo Alex Txicon, alcuni collaboratori e più di 50 kg di materiale per i soccorsi possono essere trasportati al CB del Nanga Parbat.

Già il giorno stesso del loro arrivo al Nanga Parbat, il 4 marzo, i soccorritori esaminano con attenzione lo Sperone Mummery e la Kinshofer (normale), di nuovo senza rilevare tracce. Le manovre in elicottero sono difficili. Alex Txikon commenta: «è una missione molto complicata, il Nanga Parbat è la più grande montagna del pianeta e la parete Diamir si eleva per oltre 4000 m al di sopra del campo base». Sempre il 4 marzo, dopo il sorvolo in elicottero, Alex Txikon con Ali Sadpara e Dilawar salgono a piedi al C2 (5600 m), completamente distrutto da una valanga. Da continuano fino a una zona relativamente sicura dalla quale far volare il drone. La caduta di ulteriori valanghe nei dintorni segnala però ai tre alpinisti che è più prudente ritirarsi.

Il 5 marzo i soccorritori ripartono a piedi. Alcuni si fermano al C1 per esplorare l’area con i binocoli mentre Alex Txikon, Imtiyaz e Dilawar salgono quasi a C3 e fanno di nuovo volare il drone. Restano sul posto per circa un’ora, malgrado il forte pericolo di valanghe, poi scendono e l’intero gruppo torna al CB.

Il 6 marzo Alex, Ali, Imtiyaz e Dilawar cercano invano di salire in direzione della via Kinshofer: troppa neve.

Il 7 marzo, grazie alle osservazioni con i telescopi dal CB, sono individuate “due sagome” sulla montagna. Dopo aver atteso invano un elicottero per un’ulteriore esplorazione aerea, Txikon e la sua squadra sono costretti a scendere al villaggio più vicino perché rimasti senza rifornimenti («…avevamo passato tutto il giorno con solo un tè e 2 biscotti ciascuno», afferma Txikon).

Infine oggi, 9 marzo, arriva il comunicato ufficiale dallo staff di Daniele Nardi: «le ricerche di Daniele e Tom sono concluse. Una parte di loro rimarrà per sempre al Nanga Parbat. Il dolore è forte; davanti a fatti oggettivi e, dopo aver fatto tutto il possibile per le ricerche, dobbiamo accettare l'accaduto».

Fonti: le fonti utilizzate per questo articolo sono esclusivamente la pagina Facebook di Daniele Nardi, che emette i comunicati ufficiali del suo staff, e quella di Alex Txicon. Il video relativo alle ricerche è stato pubblicato quest’ultimo.

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