Reality Monte Bianco, a chi fa male veramente?

Critiche, polemiche e reazioni

10 novembre 2015

Climbers offesi, alpinisti scandalizzati, insulti. Come era logico aspettarsi quando si tocca il tema montagna/arrampicata, anche alla messa in onda della prima puntata del reality Monte Bianco - Sfida Verticale andato in onda ieri sera, sono seguite considerazioni di ogni sorta, per la maggior parte negative, talvolta richiamando la “sacralità” della montagna offesa da tale programma.

Un’analisi interessante della questione è stata proposta quest’oggi da Alessandro Gogna che sul blog riporta un corposo articolo del suo punto di vista (da leggere interamente qui). Alle considerazioni iniziali riportate di due personlità legate al mondo della montagna (“Il trailer… fa veramente cagare. Un danno all’immagine della Montagna come luogo di svago e avventura consapevole e alla gente comune che la pratica o che vuole avvicinarsi. TV SPAZZATURA! (Andrea Savonitto)”. “Tecnicamente è stranamente accettabile (non deve averlo fatto un regista o montatore Rai…), ma devo dire che finora ero stato neutrale e superficiale, ma così… beh, una roba vomitevole. Passo dalla parte dei critici a dismisura e a questo punto la prima guida alpina che mi dice che è promozione della montagna le sputo in un occhio (Fabio Palma)”, fanno seguito le valutazioni di Gogna, che dopo un riassunto della storia alpinistica (ovviamente molto essenziale per non occupare troppo spazio) ed una cronaca di quanto successo nell’episodio conclude: “Monte Bianco si presenta come un innocuo gioco ma rischia di ridurre l’alpinismo a una goliardata senza motivazione, a un Amici Miei senza la bravura di Ugo Tognazzi e soci e senza l’arte di Mario Monicelli. Come se la cultura fosse rappresentata dal nozionismo di Lascia o Raddoppia o del Musichiere, come se la canzone davvero popolare fosse quella del Festival di Sanremo. Quando ci piaceva Carosello. Non è alpinismo, non è avventura. Non è avventura se è una gara! Chiamiamola “spietata esperienza adrenalinica”. E’ una falsa spinta a conoscere la natura della montagna quella di aggirarsi in elicottero per filmare la fuga di uno stambecco terrorizzato.”

Da vari voci pare quindi che questo show dia davvero fastidio, al pari, come si ricorderà, di un altro prodotto RAI riguardante la salita al K2 dove anche Reinhold Messner disse la sue con parole molto poco lusinghiere.

Insomma, sembrerebbe che quando si tocca l’argomento alpinismo in tv non ci si azzecca quasi mai. Considerazione invece diversa quella di Luca Maspes, che sul suo social scrive: “Ogni weekend qui in Valtellina siamo circondati da gare di ogni tipo (bouldering, corsa, scialpinismo), patrocinate, promosse e applaudite sia da Guide Alpine che da sezioni CAI, stessi soggetti che stamattina, prevedibilmente, urlano allo scandalo della montagna profanata dalle classifiche e dalla competizione di un adventure game. Evidentemente la montagna è "sacra" solo quando fa comodo a noi. Se ogni guida filmasse il lavoro che fa con i principianti, Monte Bianco vi sembrerebbe più un reality che uno show. Sul trailer dei giorni scorsi: mai visto un trailer di una salita alpinistica senza il condimento forzato di urli, voli e velocità. Mi manca la visione di un alpinista "vero" che raccolga i fiori guardando le vette... per cui a chi imputiamo la colpa originaria?”

Lo stesso Club Alpino Italiano, aveva in effetti puntando il dito in maniera non leggera contro il reality ed in un comunicato sosteneva: “Stiamo rasentando la follia, perdendo il buon senso e il rispetto per la montagna. Dovremmo usare la montagna per informare il pubblico sul rispetto ambientale, per salvare il salvabile e non per farne un ulteriore palcoscenico al fine di fare audience. Dalle isole più sperdute ora si vuole portare in scena sul Monte Bianco le star per farne uno spettacolo televisivo? Si spera che qualcuno nel palinsesto prenda coscienza, ravvedendosi in tempo di ciò che si stava pensando di fare per non deturpare il paesaggio con un altro reality di sopravvivenza tipo L’Isola dei famosi o uno di esplorazione alla Pechino Express.

Il reality scontenterà chi la montagna la pratica seriamente, dato che ne rimarrà sconcertato. Speriamo vivamente che si arresti in tempo anche il progetto di chi ha avuto questa malsana pensata. Lasciate la vera montagna dove si trova. L’alpinismo è una cosa seria”.

Queste sono solo alcune considerazioni emerse da parte di alcuni personaggi che la montagna la vivono da tempo, magari in maniera differente ma sicuramente animati dalla stessa passione.

Per tutto questo, molte domande potrebbero nascere. Cos’è questa “sacralità” della montagna tanto offesa? Chi ha diritto a goderne e chi no? Davvero si può scomodare la parola “Alpinismo” per uno show che palesemente non vuole essere nulla più di intrattenimento? Se è quasi sempre tutto sbagliato quello che si fa per il grande pubblico, come potrà espandersi davvero la popolarità della montagna e dell’arrampicata? Anzi, è corretto portare queste “sacre” discipline in TV? E Manolo in Wild o dalla Bignardi? E Bonatti o Messner da Fazio? Gli ospiti vanno bene, i programmi no? Temi caldi che generano risposte calde, caldissime, intrise giustamente da una sanguigna passione.

Purtroppo, un’altra considerazione, scomoda ma difficilmente attaccabile, è quella degli introiti: reality o non reality, più gente conosce la montagna, più se ne appassiona, più inizierà ad acquistare e a frequentare corsi, sia in ambiente che nelle palestre, e rifugi, con vantaggi per i gestori, le Guide ed i CAI ma anche per i comuni che accentrano i loro interessi sul turismo legato alla montagna e all’arrampicata. Maggiori appassionati vuole dire anche maggiore materiale ed abbigliamento venduto, ossia maggiore possibilità da parte delle aziende di fare più prodotti e innovazioni e offrire a tutti più scelta e tecnicità (che se vogliamo è alla base della crescita delle prestazioni in tutti i campi).

Già la parola “introiti” fa giustamente accapponare la pelle ed in effetti si scontra abbastanza con lo spirito che anima gli appassionati ma comunque ognuno di noi, con una giacca, uno scarpone, una scarpetta, una corda, un nuovo set di rinvii, un pranzo in rifugio o l’iscrizione ad un corso, tiene in piedi ed alimenta questo sistema.

Insomma, un conto è la polemica sulla “sacralità” profanata, un conto è capire a chi fa veramente male un programma tv che di alpinismo non ha comprensibilmente nulla.

Queste considerazioni si aggiungono a quelle sopra e non vogliono essere nè di appoggio nè di critica ad un programma che resta qualcosa in bilico tra finzione e spettacolarizzazione e nulla più.

Quello che invece è innegabile è l’appoggio che la RAI  sta fornendo all’arrampicata reale con programmi ben strutturati per il grande pubblico (Climbing Magazine, le dirette da Arco, i servizio sul Campionato Italiano a Modena, ecc.) ed è bello pensare che magari guardando uno di essi, si appassionerà il futuro campione di domani. Lì allora è servito fare un programma. Eccome se è servito.

                                                                                                                 Stefano Michelin  

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