Stefano Carnati: "Mi sentivo fisicamente bene, leggero, calmo e rilassato. Non potevo fallire!"

Il racconto della sua salita di Biographie: una storia che parte da molto lontano

24 settembre 2018
A pochissimi giorni da una prestazione che resterà a lungo davanti agli occhi e nella mente, Stefano Carnati ripensa e racconta il suo personale processo che lo ha portato a chiudere Biographie, lo storico 9a+ risolto il 21 settembre scorso e che per lui rappresenta qualcosa che va ben al di là della prestazione.

Forse non tutti lo sanno ma Stefano quando sceglie un tiro da chiudere, oltre al grado ne studia attentamente la storia, si informa su chi lo ha chiodato, quando e perché, chi ne ha fatto la prima salita e insomma, questo ci permettiamo di dire, fa una bella differenza rispetto a chi colleziona solo numeri. Perché l’arrampicata non è solo un grado in più ma è anche storia, vicende umane, aneddoti vissute da persone magari lontane ormai nel tempo e nello spazio e questo non può essere perso perché è patrimonio di questo sport. Lasciamo a Stefano però parole sicuramente migliori per parlarci di questo e della sua storia su Biographie.

“Ricordo ancora con gioia i primi giorni che feci a Céüse portato dai miei genitori. Ero un ragazzino e la scarpinata per arrivare a quei tre kilometri di calcare era la cosa più dura che avessi mai fatto. Subito notai dei sassi impilati che all’epoca mi parevano molto alti e mi dissero che erano alla base di una via molto famosa, una delle più difficili al mondo. Mi era sembrata davvero speciale, non c’erano lì attorno scalatori come sulle altre vie. Avevo provato a toccare delle prese, forse erano appoggi per i piedi perché ero troppo piccolo per arrivare alle prese vere, per capire perché si diceva che era così dura.

Più tardi mio padre mi mostrò Dosage, il film con il video di Chris Sharma che saliva quella via ed ero incredibilmente impressionato anche se all’epoca l’arrampicata non aveva lo stesso peso che ha oggi. Ma le cose cambiano e anni dopo iniziai a scalare davvero…e iniziai a sognare!

Poco alla volta sono entrato in contatto con la storia dell’arrampicata, ho capito meglio il valore di alcuni itinerari e, così come fanno altri scalatori, ho iniziato a segnarmi le mie vie dei sogni ed in cima c’era questa! Ma, beh…la strada percorsa in questi anni per arrivare pronto ad una sfida simile è stata davvero lunga! Provando a farne un riassunto degli ultimi sette anni, due anni fa, dopo aver salito La Cadre, ho iniziato a sentire le prese, a provare qualche passo, e subito mi sono innamorato della bellezza della linea e dei suoi movimenti. Così lo scorso anno ho iniziato a lavorarla senza però venirne a capo. Non ero ancora pronto. Riprovandola a maggio di quest’anno, le sensazioni erano molto diverse, dovevo solo provare e riprovare più duramente.

Alla fine venerdì scorso, mentre soffiava un forte vento, mi sentivo fisicamente bene, leggero, calmo e rilassato anche se sapevo che sarebbe stata una delle ultime possibilità per settembre. Non potevo fallire! Una volta staccati i piedi da terra, tutto è andato bene ed il momento in cui ho raggiunto il grande buco è stato magico. Mentre nella mente seguivano una serie di emozioni differenti, il cuore ha iniziato a battere forte. Ho cercato di mantenere la calma e di godermi gli ultimi passaggi fino alla catena quanto più mi era possibile.

Un grosso ringraziamento a tutti quelli che hanno creduto in me durante questo lungo percorso, in particolare la mia famiglia, il mio allenatore Tito Pozzoli, il gruppo dei Ragni di Lecco, gli amici Luca Camanni, Filippo Caprioglio, Federico Bagarin e Andrea Zanone, Marco Zanone per la sicura e le foto e tutti i miei sponsor.

Last but not least, tutta la mia ammirazione per Jean Christophe Lafaille che ha chiodato il tiro e Chris Sharma per aver liberato questo masterpiece!”

Stefano Carnati

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