Intervista: Simone Salvagnin

Sempre alla ricerca della prossima avventura

28 gennaio 2016

 “La fatica ti costringe a liberare la mente è per me fondamentale quindi avere una continua attività fisica per non lasciar assopire gli altri sensi. Sotto sforzo i miei pensieri mi appaiono più limpidi e riesco a concentrarmi molto meglio, è una sorta di meditazione che mi aiuta a prendere più coscienza di me stesso nello spazio fino a riuscire a dimenticare completamente il mio limite.”

Simone Salvagnin, classe 1984, è un atleta della nazionale paraclimb. Simone è fisioterapista. Simone è un consulente. Simone è un musicista. Simone è un avventuriero. Simone è tante cose ma una su tutte forse è, come recita uno slogan "uno spirito libero in un corpo agitato".
Consciuto quasi per caso una sera in una palestra dell'hinterland di Milano, lo abbiamo a breve intervistato per sapere qualcosa di più sulla sua storia. Pensavamo che non fossero racconti normali. E difatti...

Da dove vieni? Quali sono i tuoi ricordi legati allo sport?

Sono sempre stato molto vicino allo sport, fin da piccolo, avendo avuto anche la fortuna di nascere a Schio, sotto lo piccole Dolomiti. Trekking, corse campestri e altri sport all’aria aperta facendo parte del quotidiano ed un masso nel giardino di casa è stata la mia prima “montagna” da scalare. I miei sono sempre stati avventurieri, facevano lunghi viaggi in jeep, ad esempio nel Sahara, quindi ho sempre respirato l’aria del “viaggio” anche.
Mio zio invece era nel Soccorso Alpino ed era responsabile della base aerea di Verona oltre che un forte alpinista, montagne ed avventura hanno davvero sempre fatto parte della mia famiglia.

Poi cosa è successo?

Verso i dieci anni mi è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, una malattia che lentamente mi sta togliendo la vista. Il grosso della perdita è avvenuto tra i 15 ed i 25 anni più o meno ed ora che ne ho 31 vedo chiari e scuri. Lentamente ho perso interesse per molte cose e alla difficoltà della malattia si sono aggiunti questioni personali delicate che hanno reso il peso della situazione insopportabile. Verso il 15 anni ho smesso di fare sport del tutto per qualche anno ma poi, grazie ad un sociologo, ho iniziato a suonare le percussioni africane ed è stata una sorta di rinascita.

Perché?

Perché la perdita della vista mi stava facendo perdere il contatto col mio corpo. Suonare le percussioni invece è molto fisico e da lì ho riacquisito fiducia e voglia di muovermi. Verso i 22-23 anni, mentre ero a Firenze per studiare fisioterapia, ho ripreso a scalare, prima in palestra e poi molto fuori, dove mi muovevo sul 6c-7a ma verso i 27-28 anni un grave peggioramento mi ha levato una certa percentuale della vista.

Cosa è successo quindi?

Ero in ospedale dove ho conosciuto Dino Lanzaretti.
Aveva in programma un lungo viaggio ad est, in bici, lungo la Via della Seta e prevedeva di valicare 22 frontiere e passare per 12 paesi. Non ci ho pensato molto, volevo andare anche io! Ho reagito davvero “di pancia” si potrebbe dire ed è stato un viaggio che ha destato un grande interesse mediatico….è stata la svolta! Potevo esprimermi, tirare fuori quello che ero e che pensavo; cose che per anni non avevo fatto!  Cose sei finito nella Nazionale Paraclimb? Era il 2010 e stavo preparando i campionati di sci. Avevo conosciuto all’epoca un atleta della Nazionale che me ne ha parlato e mi sono detto “proviamo”! Da lì ho intrapreso una carriera che mi sta dando molte soddisfazioni e dal 2013 sono anche Rappresentante nell’IFSC degli atleti.

Com’è la situazione in Italia per il paraclimb?

E’ un movimento in crescita e siamo la sola nazione ad avere Coppa e Campionato! Non è facile trasferire le disabilità motorie in gesto atletico ma sempre più persone stanno prendendo parte al progetto e tutto sta assumendo dimensioni più grandi tanto che si sta lavorando molto anche su nuovi regolamenti.

Chi ti sta seguendo ora?

Prima di tutto Alessandro Biggi che è diventato la mia guida quasi per caso.
Ad una gara neanche molto tempo fa mi sono trovato senza guida e Alessandro si è proposto. Non avevamo mai fatto nulla insieme, è stato un vero salto nel buio ma c’è stato subito un feeling particolare e la gara era andata bene. “Se questo è l’inizio” ci siamo detti, “la strada promette bene” e da lì stiamo andando avanti insieme.

E poi si è aggiunto un allenatore d’eccezione o sbaglio?

E’ vero…verso metà novembre ero ancora a Firenze dove in un evento ho conosciuto il grande Patxi Usobiaga.
Ha mostrato subito interesse per me e si è preso a cuore la mia preparazione!
Insieme a scalatore come Ondra, Sharma, Edu Marin aiuta anche il sottoscritto!
La cosa incredibile è che sono tutte collaborazioni non contrattuali, nessuno ha chiesto a nessun’altro di fare alcunché.
Viene tutto da dentro.

Quindi siete te, Alessandro e Patxi…

Si, ci sentiamo praticamente ogni giorno via messaggio o posta ed al telefono una volta alla settimana. Ale fa da guida, da compagno in falesia, ecc mentre Patxi cura l’aspetto tecnico.

Hai vissuto un 2015 intenso ed il 2016 sarà un anno importante…

Sì, lo scorso anno ho vinto tutte e tre le gare della mia categoria e solo il campionato mi ha messo un po’ in crisi. La gara era ben fatta, sono stato io che non mi sono espresso bene...quest’anno mi concentrerò molto sull’arrampicata sportiva perché c’è il Mondiale e voglio arrivare preparato al meglio!

Sei anche un atleta Montura, azienda per la quale lavori anche, di cosa ti occupi?

Per Montura, che ringrazio tanto perché mi tiene nell’organico sia come atleta che come dipendete, lavoro nella comunicazione, ho mansioni di consulenza, pubbliche relazioni e organizzazione eventi. Tengo anche seminari e sono spesso in giro oltre a portare avanti sempre i miei progetti personali.

Fai tanta comunicazione ed informazione?

Si, come dicevo mi sposto molto e ho a che fare tanto con adulti che coi bambini nelle scuole ad esempio. Spesso sono loro a fare le domande più intelligenti anche se sono talvolta le più dirette. Sono curiosi e io racconto volentieri le mie esperienze e le difficoltà ed i pregi di essere uno sportivo paraclimb. Un grande lavoro di comunicazione sta andando avanti col sito emozionabile.it che raccoglie le esperienze delle persone disabili e aiuto e sostegno a chi ha in mente un progetto e vuole realizzarlo.

Sei alla ricerca di sostenitori?

Certo, sempre! E non solo dal punto di vista puramente economico ci mancherebbe ma anche solo per la visibilità, l’ospitalità, al comunicazione. Tutto può contribuire. Anche gli spostamenti per le gare, le trasferte, ecc hanno un costo.

Intervista Stefano Michelin

Gare:
- Medaglia d'oro e di bronzo (Speed, Lead) ai mondiali di arrampicata sportiva di Arco  2011 (TN), categoria paraclimbing non vedente B2.
- Riconferma la medaglia di bronzo anche a Parigi 2012 Medaglia d'oro Lead B2 Londra  9\2013
- Medaglia di bronzo Boulder Blind   Lavalle (FR) 10\2013
- Medaglia d’oro a Imst 2015 e campione europeo B2, 2015
- Vincitore degli ultimi 4 campionati Italiani di arrampicata sportiva B2 Lead e Speed

Spedizioni:
-VERSODOVENONSO 2010  (2 occhi a 4 gambe) viaggio in tandem dall'Italia all'Uzbekistan in completa autonomia
-OJOS DEL SALADO PATAGONIA EXPEDITION 2012 spedizione in Sud America che l'ha visto alternare l'alpinismo d'alta quota a lunghi e insidiosi  percorsi in tandem
-BICI & RADICI attraversata in tandem del Sud America dall'Atlantico al Pacifico riscoprendo le radici italiane dei nostri emigranti e di molte altre di interesse minore a carattere nazionale    

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