Marco Zanone, "così ho salito Coup de Grace, 9a"

Il racconto del forte scalatore di Biella sulla sua prestazione a cinque stelle

18 marzo 2019
Marco Zanone è approdato al fatidico grado di 9a da quando, pochi giorni fa, ha salito Coup de Grace, in Val Bavona! Un successo personale davvero importante per questo scalatore che da qualche anno sta facendo cose egregie sia un campo arrampicatorio che cinematografico, essendo un ottimo videomaker infatti come più volte abbiamo già mostrato con i suoi lavori.

Sulle orme del fratello Andrea, che nell’ottobre 2017 realizzava la stessa prestazione sul medesimo tiro, e di altri forti climbers e dopo averlo seguito a suon di jumar proprio per le riprese su Coup, Marco ha lasciato già la camera ed infilato le scarpette per porre un bel sigillo sul proprio curriculum. Ecco in esclusiva il suo racconto su questa vicenda ed il suo felice epilogo.

COUP DE GRACE, 9a
di Marco Zanone

“La prima volta che ho cominciato a pensare a Coup de Grace è stato nell’ autunno 2015, quando Stefano Carnati era riuscito a salire questa via segnando il suo primo 9a. Mi ricordo che era stato un autunno secchissimo, più di 40 giorni senza pioggia, io in quel periodo avevo salito i miei primi 2 8c+ SS26 ed Elementi di disturbo a Gressoney nella falesia “La Benedizione”.

Spesso mi è stato chiesto quale può essere la differenza tra una via di 8c+ e una di 9a, e seppure la differenza può sembrare minima, che ci crediate o no, io ci ho messo quasi 4 anni dal mio primo 8c+. La difficoltà in sé si sente, almeno su una via come Coup de Grace, che risulta essere molto complessa dal punto di vista tecnico e fisico, ma forse, a volte, la barriera più difficile da superare è proprio quella mentale.

Nel 2017, quando ho provato più seriamente questa via, mi sentivo vicino a farla, ma tra i vari impegni scolastici e il tempo limitato per scalare, mi sono reso conto di non essere ancora abbastanza forte. Nonostante ci mettessi il cuore e tutte le mie energie cadevo inesorabilmente, completamente sfinito, a 6/7 prese dalla zanca finale fuori dal tetto e più che “ghisato” ero proprio KO, per cui non potevo neanche essere arrabbiato con me stesso perché sapevo di aver dato il 100%.

In quel periodo però era in forma mio fratello Andrea e ho avuto la fortuna di esserci e di condividere con lui la salita di questa grande tiro: solo io so quanto fosse felice quel giorno. Da quel momento in poi ho cominciato a sognare, e non aspettavo altro di poter provare tutte le emozioni che aveva provato Andrea in quel giorno e a quel punto ho deciso di girare un mini documentario su questa grande salita unita al suo lavoro di tracciatore e istruttore. Per tutto il 2018, a causa del brutto tempo la via era bagnata e improvabile, così ho passato ore al computer montando le sequenze della via, continuando a sognare di poter raggiugere a mia volta questo traguardo.

Conseguito il diplomato alla scuola di Cinema a Luglio 2018, ho sentito il bisogno di sfogarmi sulla roccia per recuperare tutto il tempo speso nell’investire sul mio futuro di filmmaker. Ho cominciato dalla falesia La Saume a Ceillac (FRA) ad agosto, poi in Zillertal (AUT) ad ottobre ed infine a Margalef/Siurana in Spagna a fine Dicembre e Febbraio. Mi sentivo proprio bene, sia fisicamente che mentalmente, era come se tutti i sogni di arrampicatore messi da parte per frequentare i 3 anni di scuola, fossero risorti con un ondata di energie che non avevo mai avuto prima.

Per il livello che mi sentivo di avere fino a quel momento, non mi credevo capace di salire vie di una certa difficoltà, lontane da casa, in poco tempo e dopo aver salito A Muerte a Siurana mi sono sentito pronto per tornare a chiudere i conti in Val Bavona. Quest’anno purtroppo o per fortuna la primavera è arrivata prestissimo e grazie ad un bel periodo di alta pressione la via ha avuto il tempo di asciugarsi per bene, dandomi un occasione per provarla di nuovo.

Circa 2 settimane fa, sono salito in Val Bavona con mio fratello Andrea e Stefano Carnati per sistemare uno spit che si era tolto, per pulire la via e ovviamente per cercare nuovamente buone sensazioni sul tiro. Al secondo giro mi sono sentito come se nell’ultimo anno non avessi mai smesso di provarla, mi sono stupito di come il mio corpo ancora si ricordasse tutte le sequenze alla perfezione. Ero super contento, e la fiamma che avevo dentro ha ripreso ad ardere.

Scorsa settimana Andrea era impegnato e io avevo bisogno di un compagno, ma non mi serviva una persona qualunque, avevo bisogno di un amico da cui trarre motivazione per provare a staccare i piedi da terra per un’ultima volta. Ho scritto a Stefano che si è reso subito disponibile. Appena arrivati su, le condizioni metereologiche sembravano ottime, così anche le mie condizioni fisiche (riposo, stretching e un pò di stimolo il giorno prima) e al primo check sulla via mi sono sentito fluido e preciso.

Il secondo giro sapevo che poteva essere quello buono: mi scaldo il sassolino, metto la magnesite liquida, respiro profondo, stacco i piedi da terra.. parto...
Di certo in quell’istante non immaginavo potesse essere per ultima volta, ma sicuramente ci speravo, perché è proprio la speranza e la dedizione per ciò che fai che ti tiene vivo e ti da le forze per continuare a lottare anche quando hai le dita gelate, gli avambracci gonfi e male alla pelle. Mentre salivo mi sono reso conto che stavo bene e quando sono arrivato al movimento alla fine del tetto, che mi aveva respinto tante volte, sentivo di avere ancora energie e gli ultimi movimenti mi sono venuti quasi in automatico.

Mi sono ribaltato sopra a tetto fino a raggiugere il riposo senza mani e li mi è partita una “ghisata epica”, ma non avevo fretta, mi sono riposato tutto il necessario e quando mi sono sentito pronto ho affrontato l’ultima parte di 7a un pò tutto tremolante per l’agitazione. Solo 10 metri di placca di 4° mi separavano dalla la cima del blocco ma intanto mi pregustavo il momento in cui mi sarei slegato e sarei rimasto li da solo a vivere il mio momento di gloria. Poche altre volte mi sono sentito così vivo nella mia vita.

Dopo questa salita mi sento diverso? No, mi sento lo stesso climber con la stessa passione e la stessa motivazione da ormai 9 anni, quando ho avuto la fortuna di cominciare ad arrampicare."

Marco Zanone

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