Intervista a Ludovico Fossali: il Campione del Mondo diretto a Tokyo 2020!

Sognare in grande è possibile!

12 settembre 2019
Campione del Mondo, Campione Italiano e un biglietto in tasca per le prossime Olimpiadi a Tokyo!

Nell’ultimo mese, anni di fatica e impegno hanno ripagato Ludovico Fossali forse ben oltre ogni possibile aspettativa. Ora l’attuale massimo esponente di quella che per troppo tempo è stata considerata la cugina sfigata dell’arrampicata, la Speed, potrebbe diventare il nostro asso nella manica in Giappone, tra pochi mesi infatti Ludovico si giocherà una medaglia a cinque cerchi. Smaltita la sbornia del titolo mondiale e fresco di titolo italiano, abbiamo parlato con Ludovico delle sue recenti vittorie e ovviamente, cosa gli aspetta nei prossimi mesi.

INTERVISTA A LUDOVICO FOSSALI, CAMPIONE DEL MONDO SPEED
di Stefano Michelin


Partiamo dalla vittoria di Hachioji, un capitolo dell’arrampicata da antologia. Con che spirito sei partito, pensavi di andare bene? Ti sentivi in forma?
Beh, partiamo dal dire che è stata una gara spettacolare! Però gli allenamenti precedenti non davano i risultati che mi aspettavo, i tempi erano alti e non giravo come volevo. Dopo gli ultimi due mondiali (dove ho sempre perso al primo scontro) avevo molta paura di rifare la stessa fine ma sapevo di poter andare bene. Alla cerimonia di premiazione della Lead ho visto le tre bandiere del podio salire sul grande schermo e ho detto a Gianlu: "com'è se tra due giorni sale quella italiana?".

C’è stato un momento in cui hai pensato “ok, qui mi porto a casa il primo posto”?
In realtà no, pensavo a vincere uno scontro dopo l'altro. Arrivato all'ultimo sapevo di avere una medaglia al collo ma dovevo decidere ancora di che metallo.

Una vittoria frutto di?? Cosa ha funzionato così bene dal tuo punto di vista fisico e mentale?
Tutto direi, con Stanislao (il mio allenatore) abbiamo cambiato qualche cosa sulla via un mese prima e non mi ha infastidito. Sul punto mentale sapevo cosa dovevo fare ed ero pronto, so che in gara mi trasformo e l'adrenalina fa il suo compito con il cronometro.

Com’è strutturata la tua “settimana tipo?”
Due allenamenti al giorno tranne il weekend dove si riposa o si scala fuori. Sto un po' con Francesca (la mia ragazza) dormo, mangio e mi alleno. Ora la dovrò un po' stravolgere per allenarmi di più sui miei punti deboli: Lead e Boulder.

Parlaci della Speed in generale. Quali sono i momenti agonistici più “difficili” per voi?
Diciamo che la gara è il momento difficile, come ogni sport credo, quello è il test per vedere se hai fatto bene finora. Più nello specifico direi gli scontri; nelle prove o qualifiche sei un po' più tranquillo, devi solo fare una salita che ti permetta di entrare nei 16. Nelle finali è un misto di cose ed emozioni che devi controllare al 100% sapendo che se metti quel piede o quella mano male la tua gara potrebbe finire lì.

E poi questo fine settimana è arrivato anche il titolo italiano. Che differenze senti tra le gare di coppa del mondo e quelle del campionato italiano?
Diciamo che se anche il livello è più basso di una Coppa del Mondo, la tensione è simile proprio per questo. Poi dopo la medaglia a Hachioji, il Campionato è stato molto pesante, tutti volevano battermi (come è giusto che sia) e io non volevo passeggiare solo perché avevo raggiunto l'obbiettivo prefissato.

Quindi come si chiuderà questo 2019 e cosa ti aspetti dal 2020?
Il 2019 si chiuderà con il Campionato Europeo a Edimburgo, dove due anni fa ho vinto, quindi puntiamo ad un’altra medaglia. Per il 2020 ci siamo e per questo puntiamo in alto: al podio. È tutto nuovo, ma le sfide mi attraggono.

Come sei arrivato ad essere un atleta della Nazionale Speed?
Diciamo che mi allenavo nella palestra dove c'era forse il primo allenatore italiano di Speed e poi continuando nelle gare andavo bene, mi divertivo, e quindi ho continuato.

Quando ti sei avvicinato all'arrampicata e quale è stata la tua evoluzione?
Mi sono avvicinato a 3 anni tipo, mi arrampicavo in casa, sui mobili, cancelli e tutto quello che mi permetteva di andare in alto. Poi a 5 anni i miei genitori mi hanno portato in palestra e da lì ho iniziato. Nel 2011 sono entrato nella nazionale giovanile Nel 2016 ultimo anno di giovanile e oro al mondiale giovanile. Da qui ho deciso di prendere la cosa sul serio e ho iniziato ad allenarmi con un preparatore.

Nel week end hai detto che scali fuori: cosa ti piace fare in ambiente?
Mi piace fare vie.

Hai anche qualche progettino su roccia??
Per ora solo alzare il grado che non so più con certezza quale sia ora e poi in futuro qualche progettino ci sarà di sicuro. 

Con la vittoria di Hachioji, sei entrato come atleta "certo" alle Olimpiadi, come ti senti? Come vedi e come stai vivendo questa esperienza, questa prospettiva?
Per ora è tutto tranquillo; sono davvero felice di aver raggiunto questo risultato. Da quando ho sentito per la prima volta che l'arrampicata arrivava alle Olimpiadi ho pensato subito di doverci andare, sarebbe diventato l'obiettivo principale. La vedo davvero dura. D'ora in poi non c'è tempo per il resto e bisogna lavorare davvero duramente. Però la voglia non manca di certo e quindi...carichi fino al viaggio!

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