Melloblocco: stop!

Climbing Radio ha intervistato gli organizzatori dell'evento boulder più importante d'Europa

08 febbraio 2018
Dopo l’annuncio ufficiale che quest’anno il Melloblocco non si farà, cerchiamo di fare luce su ciò che è successo, ascoltando chi il Melloblocco avrebbe dovuto organizzarlo.

Cambiano le giunte comunicali, cambiano gli anni e cambiano gli esiti, ma forse ciò che non è cambiato è quella malcelata indisposizione verso il Melloblocco che negli ultimi anni aleggiava tra gli abitanti della valle. Dopo un’agonia iniziata già più di un anno fa, cala il sipario sul raduno boulder più celebre al mondo, e solo il futuro potrà dirci se un qualche salvatore giungerà a rianimarlo. Sta di fatto che il presente dice che quest’anno il Melloblocco non ci sarà, dopo quattordici edizioni di successo e partecipazione di massa.

Il 2018 si era aperto con il copione già scritto lo scorso anno: impedimenti più o meno oscuri, giustificazioni per celare probabili contrasti personali e comunicati in politichese. Tutto lasciava presagire che, nonostante il ciclone che aveva portato alla caduta della precedente giunta comunale, anche quest’anno il Melloblocco avrebbe avuto vita dura. Dopo un’iniziale stop alla manifestazione, sembrava però tutto sistemato e avviato verso una nuova edizione. Fino a pochi giorni fa, quando l’associazione operatori turistici della Val Masino ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui si dichiara che per quest’anno non ci sarebbero state le forze per organizzare adeguatamente l’evento, da cui il suo annullamento.

Una decisione di questo tipo, considerando il valore del Melloblocco, non poteva che generare un gran clamore, inclusa la proposta pubblicata sui social di invadere comunque la valle nel mese di maggio.

Per far luce sul presente e soprattutto sul futuro del raduno, Climbing Radio ha contattato diversi personaggi chiave nell’organizzazione del Melloblocco, per dare spazio alle voci di chi ha vissuto questi ultimi tempi da dietro le quinte, cercando così di capire insieme cosa sia successo e cosa il futuro potrebbe riservare.

Nonostante l’impossibilità del sindaco e dell’amministrazione comunale di partecipare alla trasmissione, e nonostante il no comment delle Guide Alpine della Val Masino, nella puntata andata in onda ieri di The Voice Of Climbers, abbiamo potuto ascoltare Nicola Noè, Sara Fiorelli e Simone Pedeferri, che hanno espresso le loro opinioni su quanto è successo e di cui riportiamo qui i punti salienti.

Grazie a Nicola Noè, uno dei papà del Melloblocco, abbiamo potuto ripercorrere la storia di questa manifestazione, la sua importanza e il suo carattere, che hanno contribuito a renderla non solo un evento dal quale tutti i top climber sono passati (da Sharma a Hukkataival, da Ondra a Ghisolfi, fino a Megos) ma anche un qualcosa che ha avuto il suo grandissimo successo per “un fatto di alchimia”.

Non posso dire cos’è il Melloblocco – racconta Nicola Noè – perché ciascuno ne ha fatto un evento proprio. Dal grande campione che viene e decide di fare i blocchi difficili, piuttosto che ragazzi che arrivano e vengono dalla Sicilia o dal Nord Europa e vengono solo per andare in Val di Mello. Gente che viene a trovarsi con gli amici. Gente che vuole venire alla festa e partecipare agli eventi. Il grande successo è che abbiamo creato una sorta di campo di gioco in cui tutti hanno giocato il gioco che preferivano fare”.

Nonostante la necessità secondo Nicola di aggiungere energie e teste nuove che vadano ad arricchire e innovare il progetto, è difficile accettare che una manifestazione con le eccezionali caratteristiche che ci ha descritto possa incappare in una fine come questa.

Per tale motivo, si è cercato di capire cosa sia successo con Sara Fiorelli, Presidente dell’Associazione Operatori Turistici Val Masino, l’ente che ha organizzato le ultime 8 edizioni del Melloblocco e che ne ha decretato anche lo stop per quest’anno.

Per quanto questo sia solo un anno di stop e non un addio “non possiamo permetterci di perdere l’evento – afferma Sara Fiorelli – il clima di incertezza con cui anche le notizie rimbalzavano non ha favorito la macchina organizzativa nel partire per tempo. L’evento in questi ultimi anni ha assunto un’importanza internazionale quindi anche a livello tempistico era importante partire per tempo, anche perché i vari collaboratori andavano chiamati per tempo”.

Nonostante la presenza di sponsor a supportoci si è resi conto che non c’erano le basi per garantire la qualità dell’evento. Un evento green con un sacco di eventi nell’evento stesso e quindi si è preferito, per non danneggiare l’importanza internazionale che richiama appassionati da tutto il mondo fare un anno di pausa, per poter riflettere sull’anno prossimo, perché non possiamo perderci l’evento”.

Se da un lato è inevitabile concordare che un evento di questa portata possa richiedere un grande sforzo organizzativo e molti mesi di lavoro, che ora non erano più disponibili, dall’altro ci domandiamo tutti perché si sia quindi arrivati così in là con i tempi, e quali siano stati in realtà i retroscena che hanno portato a tale esito infausto. A tutto questo ancora non è stata data alcuna risposta.

Traspare comunque dalle parole della Fiorelli una certa visione, probabilmente condivisa in valle, che pur celebrando l’importanza internazionale del Melloblocco e il suo contributo nel portare in valle la “ricchezza di aver dei giovani che vivono la montagna”, vedono forse in questa manifestazione un qualcosa che ha fatto il suo tempo e non ha più vantaggi da offrire in quanto “nei weekend in valle, quando è bel tempo, gli appassionati ci sono e girano lo stesso. Non è solo in quel weekend che vediamo ragazzi con il materassino sulle spalle”.

Speriamo solo che i futuri progetti condivisi, che Sara menziona, possano davvero operare in armonia per valorizzare l’arrampicata e le iniziative a essa connesse, come il Melloblocco appunto.

A concludere la trasmissione non poteva mancare la vera anima arrampicatoria del Melloblocco, Simone Pedeferri, colui che ha tracciato tutti i blocchi gara del raduno e da sempre è impegnato nella valorizzazione dell’arrampicata in valle, con le migliaia di linee che sono nate a partire dalla prima edizione.

Le parole di Simone vanno al cuore della questione, svelando forse le motivazioni più profonde che hanno portato alla situazione attuale: “Purtroppo la Val Masino ha questo grosso problema, che nei prossimi anni si deve sbloccare. Credo che sia proprio nella coscienza delle persone di questa valle di prendere atto che hanno una valle, ed essere orgogliosi della propria valle, e quindi andare d’accordo su certi progetti”.

Confermandoci che, al di là del Melloblocco, ciò che manca è una visione condivisa e lucida di quello che sia opportuno per la valorizzazione futura di questa valle, anche qualora al Melloblocco si mettesse la parola fine.

Secondo me questa manifestazione avrà sicuramente una vita e una morte perché come tutte le manifestazioni ha una crescita e poi una decrescita normale. Se in questa decrescita si attivavano altre cose sarebbe stata una bella risposta per gli scalatori (...) Si è in questo limbo un po’ strano, perché gli sponsor c’erano, (...) però io dico che a livello umano non c’era la possibilità di organizzare questo evento in questa valle. Manca la coesione e l’orgoglio di essere di questa valle , anche per evitare che la valle si svuoti come altre valli alpine”.

Parole che lasciano intendere come lo stop di quest’anno non sia tanto legato a problematiche puramente organizzative, bensì a fattori umani, ben più radicati e a una visione piuttosto chiusa e poco lungimirante, che non sembra lasciare molte speranze per il futuro. Futuro in cui invece si sarebbe dovuto “essere pronti come valle a non avere più questo evento, perché un giorno non ci sarebbe stato più questo evento, per creare altre cose”.

Con il boom dell’arrampicata e il continuo incremento nel numero dei praticanti, con una comunità positiva come quella arrampicatoria e con un impatto comunque molto relativo, anche durante il Melloblocco, a fronte delle frotte di turisti che tra barbecue e grigliate usualmente invadono la valle in estate – e non mettono forse il rispetto dell’ambiente tra le priorità – la strategia della valle non sembra quindi delle più vincenti. In tutto questo, ne ha fatto le spese una manifestazione che è il più grande evento boulder al mondo ed è conosciuta in tutto il mondo.

Anche Simone menziona l'esistenza di diversi progetti in via di sviluppo, speriamo siano validi e positivi per la crescita non solo arrampicatoria di questa valle ma soprattutto portino ad una collaborazione costruttiva tra tutti gli enti e i gruppi che ne sono implicati.

Sicuramente, la grossa mancanza del Melloblocco di quest’anno potrà essere una pausa che “servivà a far riflettere sul futuro di questa valle”.

Si può amare o non amare il Melloblocco, si può credere o non credere che abbia perso molti valori, per trasformarsi in un evento più che altro commerciale o consumistico, si può davvero pensare che forse abbia fatto il suo tempo, e una pausa possa essere ciò di cui ha bisogno. Ci possono stare molte valutazioni e punti di vista. Nel modo in cui è andata, tuttavia, resta l’amaro in bocca per un’occasione sprecata. Un'occasione anche solo per fare anche il punto su quello che è ora l'arrampicata, e sulle direzioni in cui sta andando, in valle e fuori dalla valle. Invece, tutto sembra essersi fermato solo per motivazioni che in fondo nulla hanno a che vedere con il mondo dell'arrampicata, e che probabilmente non forniranno un contributo positivo rilevante per una evoluzione costruttiva di questa disciplina.

Alberto Albertaccia Milani

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