Patagonia: Nano-Air® Light Hybrid Jacket Test

La nuova leggera giacca ibrida del marchio californiano crea dipendenza

01 agosto 2017

Per testare e metter alla prova le caratteristiche della Nano-Air® Light Hybrid Jacket di Patagonia sono stati scelti ambienti in cui protezione, calore e traspirabilità dovevano necessariamente coesistere ed essere garantiti.

Dopotutto non è sempre scontato, si sa, che materiale tecnico garantisca tali prestazioni. Quante volte infatti capita di ritrovarsi umidi, e con la fastidiosissima sensazione del sudore che si raffredda, appena il pendio si ammorbidisce e l’attività aerobica rallenta?

Studiata per atleti impegnati al massimo dello sforzo, e per condizioni di freddo moderato, la Nano-Air è stata utilizzata su alcuni itinerari di scialpinismo e di arrampicata.

La prima uscita si è svolta sul bellissimo Tour des Périades, tra i ghiacci e il granito del Monte Bianco, in ambiente di alta quota durante una giornata primaverile, con tempo buono e poco vento. In salita, prima con le pelli sotto gli sci e successivamente nel canale che conduce alla Brèche de Puiseux, le caratteristiche della giacca hanno veramente lasciato il segno. All’ombra, a 3.400m su un pendio di oltre 45°, bisogna trovare un compromesso tra il freddo e l’inevitabile sudore. È in condizioni come questa che la Nano-Air® Light Hybrid Jacket dà il meglio di sé, riuscendo a proteggere e al contempo evitando che il sudore ti si raffreddi addosso, mentendo così una ottima temperatura corporea. Giunti alla Brèche, a quota 3.432, è stato poi possibile attrezzare le doppie senza dover togliere o cambiare la giacca, velocizzando così le manovre, aspetto anche questo molto importante in montagna.

Il secondo test si è svolto in Grignetta su una via di roccia, in primavera avanzata. Qui la Nano-Air® si è rivelata molto utile quando la via è entrata in ombra e la sola maglietta in capilene® non bastava più. Pur sembrando ai compagni di scalata eccessivo l’utilizzo di una giacca imbottita in tale condizione, la Nano-Air®, grazie alla nuova imbottitura FullRange™ da 40 g/m², non è mai risultata troppo calda, ma anzi sembra adattarsi alle esigenze del momento, grazie anche alla costruzione a nido d’ape della parte posteriore e del sotto manica. Insomma, niente freddo (e nemmeno troppo caldo) e corpo asciutto.

Per concludere, la Nano-Air® Light Hybrid Jacket è una giacca molto gradevole, fin dal primo impatto: morbida al tatto e ben rifinita soddisfa pienamente le caratteristiche date da Patagonia. L’imbottitura è leggera, traspirante ed elasticizzata, ma calda il giusto per proteggere senza far sudare. Il taglio è attillato, le tasche scaldamani sono intelligentemente poste in maniera tale da non interferire con l’imbrago o la cintura degli zaini, inoltre i polsini sono elasticizzati e dotati di asole per i pollici per proteggere anche il dorso delle mani dal freddo.

Una sola osservazione. Il tessuto esterno in 100% nylon ripstop, dotato di trattamento DWR (idrorepellente a lunga durata) è molto leggero, ma a tratti sembra un po’ delicato. Nel caso si dovesse sgualcire o strappare si può sempre ricorrere al programma Worn Wear sulla responsabilità e riparazione dei capi per avere un impatto minore sul pianeta.

Grazie alla sua estrema versatilità la Nano-Air® Light Hybrid Jacket crea dipendenza ed è probabile che la finiate per usare anche in città.

Baccio

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